Quattro stagioni per l’ e-MTB
Quando ho iniziato ad esplorare con la e-MTB il territorio dell’Appennino Reggellese, non immaginavo che un solo anno potesse trasformarsi in una sommatoria di esperienze, scoperte, amicizie. Tra boschi di abeti, castagno e faggi, salite che mettono alle corde e discese che regalano adrenalina, ho vissuto il mio “anno di cicloturismo” qui, nel crinale che affaccia su Reggello e sulla Foresta di Vallombrosa. In questo articolo voglio condividere il percorso, le sfide, i momenti clou e le prospettive future, riflettendo anche sulle iniziative che stanno nascendo sul territorio per valorizzare la mobilità dolce a pedali.

Il territorio come palestra (e ispirazione)
L’Appennino Reggellese, con i suoi crinali, i valloni e le escursioni che si inerpicano verso vette meno note, offre un terreno ideale per la mountain bike: percorsi vari, tratti tecnici e panorami che cambiano con le stagioni. Nella zona di Reggello / Secchieta / Vallombrosa si contano circa 40 percorsi per e-bike e mountain bike, per un totale di quasi 180 km di tracciati e 2.000 metri circa di dislivello, con una buona distribuzione di difficoltà e lunghezze.
Pedalare qui significa adattarsi: nei mesi umidi l’aderenza diventa preziosa; in estate, l’ombra fitta di castagni e faggi offre sollievo dal sole; in autunno il tappeto di foglie può essere insidioso ma incredibilmente suggestivo; in inverno, le basse temperature e persino la neve (nelle altitudini più elevate) mettono alla prova mezzi e muscoli.
Grazie al lavoro dell’associazione BabboBike, al sostegno del Comune di Reggello e della comunità locale, sono stati tracciati, segnalati o rivisitati diversi percorsi bike, con una particolare attenzione alla fruibilità e alla sostenibilità ambientale.
Le pedalate che hanno segnato l’anno
La primavera è stata un invito a uscire presto, appena la luce filtrava tra i rami e l’aria profumava di rinascita: ho puntato verso il Monte Secchieta, risalendo sentieri nascosti e poi scendendo su versanti del Pratomagno che scoprivo solo pedalata dopo pedalata. È lì che ho capito che volevo proporre anche percorsi “soft”, per chi ha minor esperienza ma desidera avvicinarsi al cicloturismo in montagna.
Con l’arrivo dell’estate, il calendario è stato scandito dai raduni BabboBike e soprattutto dal Vallombrosa Trail, un’esperienza immersiva nei boschi della Foresta: circa 30 chilometri di tracciato, incastonati nel verde. È stata un’occasione per pedalare in compagnia, confrontarsi con altri appassionati e sentire il respiro vivo del territorio. Importantissimo anche il sostegno dell’Associazione Vallombrosa la foresta di Firenze che organizza nell’ultima settimana di agosto, il festival Foresta Maestra, fondamentale appuntamento di promozione turistica e di educazione ambientale.
Quando l’autunno ha cominciato a dipingere le foglie di colori accesi, le uscite sono diventate più lente, attente. Le discese sui tappeti di foglie diventavano avventure delicate, e l’aria fresca dava forza alle gambe. Con l’inverno, quando le giornate si sono accorciate e le nebbie hanno preso possesso dei crinali, non ho mai rinunciato a qualche uscita saggia: ben pianificata, per tenere vivo il contatto con il bosco, soprattutto perchè questo territorio permette di vivere la Mountan Bike 365 giorni l’anno.

Tra esperienze, epifanie e scoperte sottili
Il Vallombrosa Trail a cui ho preso parte mi ha colpito profondamente: non era solo una pedalata immersiva, ma un momento di condivisione, consapevolezza ambientale, comunità in azione.
Le escursioni sui crinali del Pratomagno e verso Secchieta mi hanno restituito panorami che — senza l’aiuto della pedalata assistita — sarei stato costretto ad evitare. E in quei momenti è venuta fuori una consapevolezza: non basta avere una traccia “bella” su carta. È necessario che qualcuno la curi, la mantenga, ne comprenda i limiti stagionali, dialoghi con il territorio e con le sue fragilità. Ho imparato che ogni sentiero è un fragile bilanciamento tra gusto della bici e rispetto del bosco: basta una frana, un albero caduto, un tratto non sistemato, e tutto può cambiare.
È nei discorsi con altri biker, nel rapporto con BabboBike, nel dialogo sulle direttrici di sviluppo locale che ho capito davvero quanto lascito possa costruire una comunità attiva.
Le fessure che rivelano ostacoli e orizzonti
Nel corso dell’anno ho percepito quanto la manutenzione sia un nemico invisibile ma costante: dopo piogge intense, alcuni tratti diventano difficili o pericolosi. In certi punti dentro la riserva, l’equilibrio tra fruizione ciclistica e tutela dell’ecosistema è una linea sottile da non oltrepassare.
Infine, ho avvertito con forza che il cicloturismo non nasce da solo: serve il coinvolgimento del territorio, dalla comunità locale alle strutture ricettive, per creare una rete che lo renda accogliente a chi sceglie di pedalare qui.
Progetti locali e visione per il futuro
L’anno ha visto nascere o consolidarsi proposte rilevanti che guardano al cicloturismo come opportunità territoriale:
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Il progetto dell’eBike Area cicloturistica, presentato a Vallombrosa, è frutto della collaborazione tra Comune di Reggello, l’associazione “Vallombrosa la Foresta di Firenze” e il Reparto Carabinieri Biodiversità.
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BabboBike continua a proporre eventi, percorsi, collegamenti con il territorio e finalità benefiche (“divertirsi facendo beneficenza”).
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Il miglioramento delle mappe digitali e il caricamento di tracce su piattaforme come Trailforks stanno contribuendo ad aumentare la visibilità internazionale del territorio vallombrosano.
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La sensibilizzazione sull’uso corretto della bici nei boschi (rispetto di fauna e flora, attenzione alla sicurezza, no rifiuti) rimane un impegno costante nelle uscite e nei raduni.
Conclusione: un bilancio e uno sguardo avanti
Guardando indietro, questo anno di cicloturismo con la e-MTB sull’Appennino Reggellese è stato molto più che una serie di pedalate: è stata una scuola sulla montagna, sul verde, sulle relazioni locali. Ho scoperto luoghi che non avrei mai visto, conosciuto persone che condividono la passione, partecipato alla crescita di un’idea che può diventare volano per turismo sostenibile.
Per il futuro vedo due direttrici fondamentali: consolidare il network di percorsi, rendendoli più fluidi e interconnessi, e rafforzare il coinvolgimento del territorio, con workshop per guide locali, attività didattiche e convenzioni con strutture ricettive.
Invito chi legge a esplorare questo territorio: chiedete le mappe alla BabboBike o scaricatele qui, partecipate ai raduni, pedalate con rispetto. L’Appennino Reggellese non è solo una palestra: è una tela ancora in divenire, da disegnare insieme, un chilometro alla volta.

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