Vallombrosa hygge
Chi segue eBikeTales da un po’ lo sa: qui dentro, di solito, si parla con la mia voce. Oggi però le cose cambiano, e lo faccio con piacere.
Da tempo penso che questo blog abbia bisogno di più punti di vista — altre strade percorse, altri sellini, altre batterie scariche a metà salita. E quando Francesco Guerri si è proposto, ho capito che era il momento giusto per iniziare.
Francesco è un appassionato come me, lui con la muscolare perchè gli piace soffrire, io con l’aiutino. Da oggi inaugura la sua collaborazione con eBikeTales, e se questo articolo vi piace tanto quanto è piaciuto a me leggerlo per la prima volta, un motivo in più per augurarmi che sia solo l’inizio — suo, e magari di altri che vorranno raccontarsi qui.
Vi lascio alle sue parole.

Proprio due settimane fa sono stato a Copenaghen. “E icché c’entra Copenaghen con Vallombrosa?” “Boni, boni, ora vi racconto.”
Copenaghen dicevo, capitale della teoria hygge, dove tutto sembra al suo posto, la tranquillità regna sovrana, respiri aria di pace e benessere; ma, soprattutto, capitale della bicicletta.
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Hygge è una parola danese e norvegese che indica un’atmosfera di comfort, calore e benessere, è una teoria fondata sul piacere delle piccole cose quotidiane e sulla condivisione di momenti intimi con le persone care.
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Proprio questa serenità, la voglia di godersi le semplici cose, del vivere semplice, dello stare insieme, l’ho ritrovata ieri salendo in bici su per la foresta di Vallombrosa, in occasione del Vallombrosa Trail. È un po’ una forzatura, lo so, ma purtroppo non tutti possiamo trasferirci in Danimarca, e allora ognuno l’hygge lo deve cercare dove vuole.
Io spesso lo trovo a Vallombrosa e, in questo caso, domenica percorrendo il Vallombrosa Trail. Il Vallombrosa Trail è un raduno di mountain bike, nato ormai da qualche anno a cura dell’associazione sportiva BabboBike. In pratica un mucchio di gente volenterosa, e per di più volontaria, che da anni si ritrova, pulisce sentieri, apre percorsi MTB e organizza giornate per appassionati della bici.

Ieri ho voluto prendermela comoda insieme a bluey: era da troppo che non salivo in sella per vari motivi, e mi sono goduto ogni singola pedalata. Gli altri, i quasi duecento iscritti, perlopiù motorizzati, mi hanno superato subito, e io sono rimasto in coda al gruppo. Mentre salivamo, tra i tanti amici, ho incontrato una coppia di Mantova, un ragazzo di Forlì e poi Diletta e Giulia, che mi hanno accompagnato nell’avventura.

Quando il fiato ce lo consentiva, scambiavamo due chiacchiere su quanto sia bella questa foresta, su come mai a Vallombrosa non ci sia una ricettività turistica economica per gli appassionati di bici, su come andrebbe valorizzata senza rinunciare alla sua essenza e spiritualità, su come Bandecchi “faccia ridere i polli”, ma soprattutto su come avremmo organizzato una manifestazione se al ristoro non ci avessero lasciato la porchetta.
È noto infatti che i ragazzi e le ragazze di BabboBike organizzano un buonissimo ristoro alla fine del percorso, ma per noi pedalatori senza batteria, specie in estinzione, è difficile arrivare nei tempi previsti dai motorizzati.
Tanti, troppi stimoli e ti vien voglia di tornare subito in sella, perché non c’è niente da fare:
la bici è il futuro, il futuro è della bici, come diceva Alfredo Martini:
“La bicicletta è la chiave del movimento e lettura delle grandi città. Un contributo sociale e non ha controindicazioni. Fa bene al corpo, alla mente e all’umore. Chi va in bici fischietta, pensa, progetta, canta, sorride.”
Cosa c’è di più hygge?
Francesco Guerri fguerri su komoot

Per le tracce GPX per esplorare Vallombrosa vi rimando alla sezione dedicata del sito Vallombrosatrailarea
La mano sul collo
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