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Verso il Tembaine Desert Rally: il corpo si adatta, la mente resiste

In questi giorni mi sto facendo una domanda piuttosto strana. Non tanto come si prepara un atleta per affrontare il deserto, quanto cosa succede quando una persona normale decide di cambiare completamente le proprie abitudini per inseguire qualcosa che forse è più grande di lei.

Anche perché, diciamolo sinceramente, io atleta non mi ci sento proprio.

Tra qualche mese sarò al Tembaine Desert Rally insieme a circa cento partecipanti provenienti da tutto il mondo. Alcuni sono veri campioni, persone abituate a vivere di allenamenti, gare e prestazioni. Io invece non so ancora cosa aspettarmi e, a dirla tutta, non so nemmeno se riuscirò ad arrivare fino in fondo. Forse però è anche questo il bello della storia.

Perché fino a poco tempo fa il mio rapporto con il cibo era quello che probabilmente hanno tantissime persone: piacere, abitudine, convivialità. Una schiacciata presa al volo, una cena senza stare troppo a pensare alle conseguenze, qualcosa che semplicemente faceva parte della giornata. Adesso invece mi ritrovo a leggere etichette, a pesare porzioni e a pensare continuamente a quello che mangio. E lo ammetto: probabilmente sto sviluppando una specie di fisassione.

Mentre sto scrivendo queste righe è notte fonda e ho una fame mostruosa. Nella mia testa, in questo momento, non stanno passando immagini di dune o scenari tunisini. Stanno passando immagini decisamente meno epiche: panini, piatti di pasta, qualunque cosa abbia un aspetto vagamente commestibile.

Anche questo, probabilmente, fa parte dell’avvicinamento al Tembaine.

E accidenti se fa fatica.

Dopo aver raccontato il richiamo del deserto nel primo articolo (se lo hai perso recuperalo al link), sentivo il bisogno di fermarmi un momento e riflettere su tutto quello che succede prima della partenza. Perché il Rally non inizia quando indossi il casco e gli occhiali o quando la ruota tocca la sabbia tunisina. Inizia molto prima. Inizia nelle giornate normali, nella disciplina e nelle piccole cose che si ripetono ogni giorno.

Negli ultimi mesi il mio corpo ha iniziato lentamente a cambiare. Quando ho deciso di partecipare alla gara pesavo 96 Kg, oggi sono arrivato a 84 Kg e il percorso probabilmente non è ancora terminato. Più che il numero sulla bilancia, però, mi colpisce quello che c’è dietro.

Da settimane le mie giornate iniziano presto. Mi alzo quando fuori è ancora tutto fermo, faccio allenamento a corpo libero e poi esco per macinare chilometri. Sto cercando volutamente tanti giorni consecutivi di allenamento, perché nel deserto non servirà andare forte una volta sola: servirà riuscire a ripetersi per sei giorni.

Ci sono mattine in cui le gambe sembrano già stanche ancora prima di partire e giornate in cui torno a casa completamente svuotato. Sono quei momenti in cui mi domando seriamente perché mi sia iscritto. Perché la fatica vera, almeno per adesso, non è nemmeno nei chilometri.

La fatica vera sta nelle rinunce piccole e quotidiane. Quelle che nessuno vede. Andare a dormire presto, allenarsi quando non ne hai voglia, stare attento a ogni dettaglio dell’alimentazione.

Ed è proprio qui che mi sto rendendo conto di una cosa: quando inizi una preparazione del genere, il cibo smette di essere soltanto qualcosa che mangi. Diventa qualcosa che ritroverai nelle gambe il giorno dopo.

Basta una giornata fatta male e il corpo ti presenta immediatamente il conto. Esci in bici e senti che qualcosa non gira come dovrebbe. Le gambe non spingono allo stesso modo, la testa fa più fatica e anche chilometri che normalmente sembrerebbero semplici diventano improvvisamente più lunghi.

Dentro tutto questo però ho cercato di tenere anche qualcosa che mi riportasse a casa.

Ripensando a quello che scrivevo all’inizio, a questo rapporto con il cibo che da piacere sta diventando sempre più disciplina, mi sono accorto che avevo bisogno di non perdere completamente una parte di quel piacere.

Ma dentro questa preparazione ho voluto inserire anche qualcosa che parlasse del mio territorio.

Provengo dalla Sardegna e sono stato adottato da Reggello, una terra conosciuta per il suo olio extra vergine di oliva. Qui l’olio non è semplicemente un condimento. È cultura, identità, tradizione. È qualcosa che accompagna da sempre le nostre tavole e il nostro modo di vivere.

Per questo ho deciso di rendere l’olio EVO di Reggello parte integrante della mia preparazione. La mia nutrizionista ha costruito un piano alimentare preciso e strutturato, ma ho voluto che dentro ci fosse anche questo pezzo di casa. Perché se è vero che in questi mesi il cibo sta diventando numeri, attenzione, equilibrio e disciplina, l’olio di Reggello continua a restituirmi qualcosa che stavo quasi perdendo: il piacere di mangiare bene. Può sembrare un dettaglio banale, ma ogni volta che condisco un piatto con quello che qui chiamiamo “oro verde”, sento di creare una connessione profonda tra alimentazione, benessere e territorio.

Una sorta di equilibrio tra corpo e mente. Mens sana in corpore sano.

Nel deserto serviranno resistenza, lucidità e capacità di gestire la fatica. Ma credo che tutto questo nasca prima di tutto dalle abitudini quotidiane: dal modo in cui ti alleni, dal modo in cui mangi e dal rispetto che hai per il tuo corpo. Forse sto cercando proprio questo equilibrio: prepararmi per affrontare qualcosa che non so nemmeno se riuscirò a portare a termine, senza però perdere completamente il piacere del viaggio che mi ci sta portando.

Perché in fondo continuo a non sapere cosa succederà nel deserto. Non so se riuscirò ad arrivare fino alla fine, non so come reagiranno il corpo e la testa dopo giorni di fatica, vento e sabbia. So soltanto che questa preparazione mi sta già cambiando molto prima della partenza.

Come scriveva Ralph Waldo Emerson:

“Non andare dove il sentiero ti può portare; vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia.”

Ecco, è proprio quello che sto cercando di fare. Magari con un po’ di inquetudine, parecchia fatica, qualche dubbio e una fame costante… ma una pedalata alla volta.

Continua…

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