DAL SET AL DESERTO
Come sono passato dal raccontare storie a viverle
Se mi guardo indietro, faccio fatica a trovare un momento preciso in cui è iniziato tutto. Non c’è stata una crisi improvvisa, né un evento che ha segnato uno spartiacque netto. È stata più una cosa che è arrivata piano, quasi senza farsi notare.
Facevo il mio lavoro, stavo sui set, raccontavo storie. Mi piaceva, e mi piace tutt’ora. Però a un certo punto ho iniziato a rendermi conto di una cosa molto semplice: raccontare storie è una cosa, viverle è un’altra. E senza accorgermene ero rimasto un po’ troppo nella prima dimensione.
Il problema non era il lavoro. Se devo essere onesto, era più una questione di ego. Quella sensazione sottile di essere sempre dentro qualcosa, ma mai completamente. Intanto il corpo cambiava. Il peso saliva, lentamente, senza che ci facessi troppo caso, fino a quando un giorno ti fermi e ti rendi conto che sei arrivato a 110 kg. Non è un numero che compare all’improvviso, è il risultato di tante piccole abitudini messe insieme.

Durante il lockdown ho comprato una e-MTB. Non c’era dietro un piano, né un obiettivo preciso. È stata una scelta abbastanza casuale, una di quelle cose che fai senza pensarci troppo. Poi ci sali sopra, inizi a pedalare, e succede qualcosa.
La prima sensazione che ho provato non è stata la fatica, ma la possibilità. Per la prima volta dopo tanto tempo, una salita non sembrava più qualcosa che ti blocca, ma qualcosa che puoi affrontare. Non perché fosse facile, ma perché era finalmente alla tua portata. E questa differenza, per quanto sembri piccola, cambia completamente il modo in cui ti rapporti a quello che stai facendo.
All’inizio erano giri brevi, senza aspettative. Poi, senza neanche accorgermene, ho iniziato ad allungarli. Non c’è stato un momento in cui ho deciso consapevolmente di cambiare vita. Ho semplicemente iniziato a fare una cosa, poi un’altra, poi un’altra ancora. E nel frattempo qualcosa si stava muovendo.
Il peso è sceso, da 110 a 86 kg, ma a dirla tutta non è quello il punto più importante. Quello è il risultato che si vede, ma il cambiamento vero è stato un altro.
Ho ricominciato a cercare la fatica, a voler andare più lontano, a stare meglio nel mio corpo. Ho incontrato anche persone con cui spingermi oltre, a volte senza pensarci troppo, anche in modo un po’ incosciente. Ma soprattutto ho iniziato a provare una sensazione che prima non avevo mai vissuto davvero.
“Quella di essere presente”.
Succede nei momenti in cui stai per perdere aderenza e devi restare lucido, oppure quando sei al limite e non puoi mollare. Succede quando arrivi in cima e ti trovi davanti a un panorama che ti costringe a fermarti. In quei momenti non stai pensando ad altro, non sei distratto, non sei anestetizzato da quello che hai intorno. Sei lì, punto.
Ed è una sensazione molto più forte di quanto pensassi. Probabilmente la più intensa che abbia mai provato.

A un certo punto mi sono reso conto che qualcosa era cambiato anche nel modo in cui guardavo le cose. Il mio lavoro è sempre stato raccontare storie, ma con la bici è cambiato il punto di vista. Non ero più dietro una camera a osservare qualcuno che viveva un’esperienza. Ero dentro quella esperienza.
E questa differenza, per me, è stata enorme.
Arrivato a quel punto, uscire in bici non mi bastava più. Sentivo il bisogno di dare una direzione a quello che stavo facendo, di mettermi davanti a qualcosa che fosse davvero una sfida. Non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per dare un senso a tutto il percorso che avevo fatto fino a lì.
Il deserto è arrivato così, in modo abbastanza naturale.

Il Tembaine Desert Rally è una gara a tappe nel Sahara tunisino, pensata per e-bike. Si sviluppa su più giorni, con tappe lunghe, orientamento da gestire e condizioni che non ti permettono di improvvisare troppo. Non è solo una questione fisica: devi capire dove sei, prendere decisioni, gestire le energie e, soprattutto, restare lucido anche quando sei stanco.
È uno di quei contesti in cui non puoi raccontartela troppo. O ci sei oppure no.
Ed è esattamente per questo che ho deciso di andarci. Perché è il posto più lontano possibile da qualsiasi comfort zone, e proprio per questo anche uno dei più onesti.
Se c’è una cosa che mi porto dietro da tutto questo è che non serve avere tutto chiaro prima di iniziare. Non serve aspettare il momento perfetto. Spesso basta fare una cosa, anche piccola, e poi continuare.
Io non avevo un piano quando ho comprato quella bici.
Adesso sto preparando qualcosa che, qualche anno fa, non avrei nemmeno preso in considerazione.
E questa, in fondo, è la parte più interessante di tutta la storia.
Continua…

Adesso, davanti, ci sono ancora sei mesi di preparazione. Allenamenti, errori, giornate buone e giornate in cui fai fatica anche a partire. Fa parte del percorso, e in fondo è anche la parte più interessante.
Il Tembaine Desert Rally si svolgerà dal 6 al 15 novembre 2026, e io ci arriverò insieme alla mia squadra, ASD BabboBike.
Non sarà solo una gara. Porterò con me anche un progetto a cui tengo molto, “Dalla Vetta al Deserto”, che unisce tutto questo percorso a una dimensione più ampia, legata alla beneficenza e al valore sociale dello sport.
Se oggi posso pensare di andare lì, è anche grazie a chi ha scelto di crederci insieme a me.
Agli sponsor che hanno deciso di sostenere questo progetto, permettendomi di trasformare un’esperienza personale in qualcosa di condiviso.
Da qui a novembre racconterò tutto, passo dopo passo, sui social e qui su ebiketales.it.
Allenamenti, dubbi, progressi… e anche quello che non funziona.
Se ti va di seguire questo percorso, sai dove trovarmi

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