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La sfida di Hepha

Non sono un giornalista di settore. Non ho anni di test alle spalle, non ho un laboratorio di misura e non ho la capacità tecnica di smontare un motore per analizzarne le singole componenti. Quello che ho è un paio di gambe che pedalano quasi ogni giorno, una conoscenza diretta dei territori sui quali mi alleno e un obiettivo molto preciso: l’8 novembre partirò per la Tunisia per partecipare al Tembaine Desert Rally, una delle competizioni di mountain bike più impegnative del Nord Africa. Sei tappe, oltre 500 chilometri nel cuore del Sahara tunisino.

La bici con cui affronterò questa sfida è una Hepha All Mountain 7 Carbon Ultra. E questa è la sua storia, o almeno la parte che ho vissuto io fino ad oggi.

Non sono nemmeno un ciclista professionista. Faccio il regista e il documentarista e da qualche anno ho scoperto la MTB come un modo per stare nel mondo, non soltanto per guardarlo. Mi alleno quasi ogni giorno sulle colline del Valdarno e ho un riferimento preciso con cui confrontare le mie sensazioni: il Bosch Performance Line CX Gen5, il motore con cui ho accumulato migliaia di chilometri.

Quella che state per leggere, quindi, non è una recensione da laboratorio. È il punto di vista di un ciclista normale che, per una volta, si trova a dover scegliere una bici a cui affidare qualcosa di molto meno normale.

Chi è Hepha

Hepha è un brand tedesco nato nel 2021. È giovane, ambizioso e ancora relativamente poco conosciuto in Italia, ma sta crescendo nel mercato europeo con una filosofia piuttosto chiara: proporre e-MTB di qualità con un rapporto tra dotazione, prestazioni e prezzo competitivo, senza inseguire necessariamente la fascia più alta del mercato.

Il cuore tecnologico della gamma è il motore proprietario HEPHA P110, sviluppato in collaborazione con Gobao, azienda con una lunga esperienza nel settore dell’e-mobility. I numeri dichiarati parlano di 120 Nm di coppia massima, un valore che sulla carta dice già parecchio, ma che in realtà racconta poco di come un motore si comporta quando sei in sella.

Perché una cosa è leggere 120 Nm su una scheda tecnica, un’altra è trovarsi su una salita con la ruota posteriore che cerca trazione, la pendenza che aumenta e il motore che deve decidere quanto aiutarti.

È lì che comincia il vero test.

In conferenza stampa con la Hepha All Mountain 7 Carbon Ultra che porterò nel deserto e in compagnia di Roberto Fabbri (pluri campione italiano nelle discipline enduro, cross country e Ambassador ufficiale della Tembaine Desert Rally)

 

Le due bici

Grazie a Beltain Schmid, Country Manager Italia di Hepha e Mori Ebike rivenditore ufficiale per il Valdarno, ho avuto la possibilità di testare non una, ma due versioni della All Mountain 7 Carbon.

La bici ufficiale, quella con cui parteciperò al Tembaine Desert Rally, è la All Mountain 7 Carbon Ultra: telaio full carbon monoscocca, motore P110, batteria da 800 Wh, trasmissione SRAM GX Eagle a 12 velocità e ruote da 29″.

Partirà per la Tunisia il 15 ottobre. Con i tempi di trasporto e sdoganamento nel Sahara non c’è molto spazio per gli imprevisti e arrivare alla partenza con una bici mai provata sarebbe stato, diciamo così, un modo abbastanza creativo di affrontare una gara del genere.

Per allenarmi nel frattempo, Beltain mi ha messo a disposizione la All Mountain 7 Carbon Tschugg Signature, una versione con un allestimento leggermente diverso ma con lo stesso motore e la stessa batteria. C’è anche una particolarità interessante: questa bici monta una versione beta del software e, nel bene e nel male, questo ha reso il test ancora più interessante.

Le due bici differiscono quindi nell’allestimento, ma condividono quello che per me conta davvero in questo confronto: motore, batteria, telaio in carbonio.

A quel punto non restava che pedalare.

Il test: Reggello, Pratomagno, Vallombrosa, Isola d’Elba

Ho testato la Tschugg Signature nei miei territori abituali: Reggello, il crinale del Pratomagno e i sentieri di Vallombrosa. Sono posti che conosco bene e nei quali ho accumulato parecchi chilometri, quindi rappresentano un banco di prova abbastanza attendibile per capire come una bici si comporta rispetto a quello che già conosco.

Poi è arrivata l’Isola d’Elba, in occasione dell’evento Stefano Migliorini & Friends, dove ho avuto modo di spingere la bici in un ambiente più aggressivo, con trail tecnici e terreni diversi da quelli fiorentini.

Un test piuttosto vario, quindi, e il risultato è stato interessante.

La guida: leggera, precisa, traditrice

La prima cosa che mi ha colpito è la maneggevolezza. Non te lo aspetti da una full suspension da circa 25 chili, ma la sensazione in sella è quella di guidare qualcosa di più leggero e reattivo di quanto dica la bilancia.

Le geometrie sono ben calibrate, il comportamento in curva è pulito e la bici restituisce una sensazione di controllo che, dopo qualche uscita, ti porta inevitabilmente a osare un po’ di più.

Forse troppo.

All’Elba ho fatto un bel volo. Niente di grave — e ho anche le fotografie per dimostrarlo — ma a poche settimane dalla partenza per il Sahara potevo tranquillamente evitare. La cosa curiosa è che non darei la colpa alla bici, anzi. Probabilmente è successo proprio perché la bici si guida così bene che, a un certo punto, ho smesso di darle il giusto rispetto.

Non è una critica. È un complimento, anche se il mio gomito probabilmente non sarebbe d’accordo.

Il motore: il confronto con il Bosch Gen5

Qui arriviamo al punto centrale. Io pedalo quotidianamente con un Bosch Performance Line CX Gen5, il motore che conosco meglio e che, inevitabilmente, è diventato il mio metro di paragone.

La differenza si sente subito, già in modalità Eco. Il Bosch Gen5 in Eco è molto discreto: ti assiste, ma quasi scompare. La sensazione è quella di avere una gamba un po’ più forte, senza percepire continuamente l’intervento del motore.

Il P110 di Hepha ha un carattere diverso. Anche in Eco la spinta si sente ed è più presente; ti dà una mano concreta anche quando non stai chiedendo al motore il massimo dell’assistenza. È una differenza che all’inizio richiede qualche chilometro per essere capita, ma una volta presa la misura diventa abbastanza naturale.

La modalità Boost è un’altra storia. Con 120 Nm di coppia, sulle salite più impegnative la spinta è davvero importante e la sensazione è quella di avere una riserva di potenza che entra in gioco proprio quando le gambe iniziano a presentare il conto. La salita, naturalmente, rimane una salita — purtroppo le leggi della fisica non fanno sconti — ma il modo in cui la affronti cambia parecchio.

Per una gara come il Tembaine questo aspetto sarà interessante da verificare, perché non si tratta soltanto di avere tanta potenza. In una competizione lunga bisogna anche capire come quella potenza viene gestita e quanto incide sul consumo della batteria.

Il software

Una cosa che mi è piaciuta del sistema Hepha è che non serve essere ingegneri per gestirlo. Le modalità sono immediate, la risposta del motore è abbastanza prevedibile e non hai la sensazione di dover imparare a programmare una centralina prima di poter pensare a pedalare.

Per chi utilizza una e-MTB per uscire, esplorare, affrontare salite e sentieri senza voler passare il tempo a configurare parametri, è un approccio che condivido.

La Tschugg Signature che ho utilizzato per il test monta inoltre una versione beta del software. Non avendo davanti un prodotto definitivo sotto ogni aspetto, ho cercato di prestare ancora più attenzione alle sensazioni e al comportamento del sistema, soprattutto nella gestione delle diverse modalità di assistenza.

L’autonomia: la vera sorpresa

Se dovessi indicare un punto di forza assoluto, senza esitazione direi la batteria.

Ho un compagno di squadra che pesa una decina di chili meno di me. Su qualsiasi e-bike che abbiamo utilizzato insieme, al rientro dai nostri soliti giri da circa 50 chilometri, lui aveva quasi sempre un 10% di autonomia in più. Peso, potenza richiesta, fisica: niente di strano.

Con la Hepha, invece, è successo qualcosa di diverso. Al rientro dai giri, il 10% in più ce l’avevo io.

È una cosa che ho osservato più volte e che mi ha sorpreso parecchio, perché non me l’aspettavo. Gli 800 Wh della batteria, insieme alla gestione elettronica del sistema, sembrano tradursi in un’autonomia molto interessante anche nei miei utilizzi abituali.

E qui arriviamo al motivo per cui questo dato, per me, non è una semplice curiosità.

Nel deserto l’autonomia può diventare una questione molto concreta. Le tappe sono lunghe, la sabbia mette a dura prova il ciclista e la bici, e non esiste la possibilità di fermarsi a metà percorso perché abbiamo calcolato male i consumi.

Se quei chilometri di autonomia in più che ho visto durante gli allenamenti si confermeranno anche in Tunisia, potrebbero fare una differenza molto più importante di qualsiasi dato letto su una scheda tecnica.

Sarà la mia arma vincente al Tembaine? Non lo so. Intanto partiamo. Poi vediamo.

La conclusione può aspettare

A questo punto potrei scrivere che la Hepha All Mountain 7 Carbon Ultra è una bici straordinaria, che ha tutto quello che serve e che la consiglio senza riserve.

Ma sarebbe troppo facile.

La verità è che una bici può convincermi sulle salite del Pratomagno, può farmi divertire sui trail dell’Elba e può sorprendermi per l’autonomia. Il Sahara, però, è un’altra cosa.

Lì non avrò il mio sentiero abituale, non conoscerò il terreno e non potrò semplicemente tornare indietro dopo cinquanta chilometri perché qualcosa non mi convince. Ci saranno sei tappe, oltre 500 chilometri, sabbia, caldo, fatica e una batteria che dovrà arrivare dove devo arrivare io.

Per questo oggi non posso ancora dire che la Hepha sarà la bici giusta per il Tembaine.

Posso dire una cosa molto più semplice: fin qui, mi ha convinto.

Il resto lo scopriremo nel Sahara.

Il test vero, quello che conta davvero, sta per cominciare.

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